Produzione e vendita formaggio Bagòss

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Bagolino

Cultura, storia, gastronomia e folklore

La storia di Bagolino non è certamente così conosciuta quanto il suo famoso formaggio Bagòss. o per i grandi festeggiamente in occasione del Carnevale. Eppure questo è un paese ricco di curiosità e che affonda le sue orgini molto lontano.

 

Bagolino è abitato da circa 4.000 persone e, come una pietra preziosa, si trova incastonato tra le montagne ad un’altitudine di 778m s.l.m. E’ il comune con l’estensione territoriale più ampia della Provincia di Brescia.

La storia di Bagolino - Le origini

Le prime informazioni sulla storia di Bagolino risalgono all’età romana quando venne posta una stazione per il cambio dei cavalli. Si è ipotizzato che il nome del paese derivi da Pagolus o Pagulinus, piccolo borgo.

Intorno al 1000 d.C. alcuni abitanti dell’area di Condino, per liberarsi dalla servitù dei Conti Lodron, si portarono a Bagolino e fondarono una “vicinia” libera e con proprie leggi. Per mantenere la propria autonomia i bagossi, con astuzia, si legarono politicamente alla repubblica di Venezia, ma ecclesiasticamente restarono legati al principe-vescovo di Trento.

 

Nel 1500 si suppone che gli abitanti del comune di Bagolino fossero circa 7000 ponendosi così al terzo posto dopo Brescia e Chiari. Nella Diocesi di Trento era il borgo più numeroso subito dopo Trento.

 

Fino all’800 circa, gli abitanti di Bagolino erano chiamati i “bagolini“,  mentre il termine “bagossi” veniva usato in modo dispregiativo dai forestieri; solo in seguito divenne di uso comune.

Il terribile incendio

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Dipinto che ricorda il tragico incendio che colpì Bagolino nel 1779.

Nella storia di Bagolino c’è un momento che tutti ricordano: la notte tra il 30 e il 31 ottobre 1779 quando divampò un grande incendio che distrusse buona parte di del paese. In sette ore, secondo i dati delle autorità venete, morirono circa 500 persone, alcune per le conseguenze di ustioni, malattie, freddo e ferite. Tra di essi persero la vita otto preti e 5 casate, tra cui quelle dei Foi e Dalumi, si estinsero per sempre. Oltre alle perdite umane furono ingenti anche i danni economici: 644 case furono completamente distrutte e andaro perse più di 2000 forme di formaggio bagòss.

I segni del grande incendio sono ancora visibili sul magnifico arco gotico che si trova vicino a casa Fusi “Särezì”.

 

Chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio: Grazie alla sua posizione sul promontorio prospicente il borgo, a 956m s.l.m., a seguito di questa tragedia, si decise di affidare il compito di dare l’allarme, in caso di incendio, all’eremita che risiedeva presso la Chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio. Ci sono documenti che ne attestano l’esistenza fin dal 1598 e la tradizione vuole che vi si trovi una cisterna in cui vi nascono i bambini di Bagolino.

 

Per approfondimenti sulla storia di Bagolino, consigliamo la lettura della sezione dedicata nel sito del comune.

 

I quartieri

Ancora oggi possiamo vedere come la Storia di Bagolino abbia trasmesso al presente la struttura medioevale del suo borgo dividendosi in due quartieri: Cävril e Ösnà.

 

– Cävril: è il termine con cui viene identificata la parte ovest e nord-ovest la  cui orgine del nome potrebbe essere riferita al recinto per le capre. La zona aveva numerosi spazi aperti dove, in caso di pericolo, poteva essere radunato il bestiame in appositi serragli. Per questo motivo li venne costruita la casa-torre.

 
BagolinoLostemmadelquartiereCavril.
Lo stemma del quartiere Cävril.

– Ösnà: identifica la parte est del paese; negli atti comunali viene citato il termine Visnà dal latino Vicinatus ovvero “vicinia”. Con questo termine ci si riferisce al primitivo quartiere residenziale del comune o della parrocchia in cui le abitazioni sono più fitte e antiche. L’emblema probabilmente, viene ripreso dalla figura di S.Giorgio che uccise il drago, protettore della comunità di Bagolino.

BagolinoLostemmadelquartiereOsna.
Lo stemma del quartiere Ösnà.

Si perdono nella memoria gli scontri, le rivalità e le contese tra le due contrade bagosse; non a caso l’antica Piazza sorgeva a metà dell’anello di case che congiunge i due quartieri; Carlo Buccio, infatti, nella sua “Storia di Bagolino” la descrive a metà tra le due “ville”.

 

Casa-Torre (quartiere Cävril): sede del Comune in epoca medioevale, si caratterizza per le grosse pietre in granito e l’ampia loggia su tutti e quattro i lati. Il suo scopo era di poter difendere al suo interno la cassa e l’archivio del comune e all’esterno la ricchezza degli abitanti: gli animali da latte.

Il “Sänglädél” o “Zangladello” era il terreno ad anfiteatro naturale situato tra le scale che salgono alla chiesa di S.Giorgio (ora via 4 novembre) e la scala detta di S.Antonio. Questo spazio, ora in parte edificato, era dedicato alle assemblee pubbliche della comunità. Dato che l’annuale assemblea nel “Zangladello” terminava sempre con dei morti, dal 1610 venne sospesa per ragioni di salute pubblica e mai più riproposta.

 

Il “palazzo comunale“: lungo la storia di Bagolino, la sua sede è cambiata più volte per motivi logici legati all’evoluzione del paese. Come abbiamo visto nel periodo medievale, per motivi di difesa e logistici, si trovava nella casa-tore; nel 1481, con l’aumento della popolazione, la sede venne sistemata in un edificio appositamente costruito nello spazio naturale ad anfiteatro che conteneva l’assemblea popolare a cavallo tra le due “ville” detta “Sänglädél” o “Zangladello”; nel 1589 si sposta, sempre in un luogo “di mezzo”, nell’antica piazza. Nel 1920 gli uffici comunali si spostano verso Ösnà e dal 1985 trova la sua collocazione in via Parrocchia.

 

Palazzo Foglio (quartiere Cävril): mostra ancora oggi i suoi loggiati di influsso toscano che evidenziano l’importanza di questo borgo e i contatti mercantili che ne hanno segnato anche l’architettura.

 

In Piazza Mercato si possono ammirare le antiche prigioni e, sullo spigolo di una casa, quelle che dovrebbero essere le effigie dei conti Lodron. Una volta oggetto di scherno da parte dei bagossi.

 

Casa Museo (quartiere Cävril): fondata dall’associzione “habitar in sta terra”, è un luogo di raccolta di documenti, strumenti, ricordi e materiale vario sulla storia, cultura e tradizioni di Bagolino. Il Fönzenàl: piccola stanzetta con caminetto e finestra da usare come luogo di ritrovo in inverno

L'Antica Via dei Portici

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Uno scorcio di uno dei portici da cui questa Via ha preso il nome.

Nel Medioevo era la Via principale di Bagolino su cui si sviluppavano i commerci e attraverso cui si doveva passare per entrare nel Borgo provenendo da fondovalle. Per agevolare i commerci la Via era quasi totalmente coperta grazie ai numerosi portici da cui prende il nome. Sono ancora oggi presenti un elevato numero di quelle pietre che caratterizzano gli affacci delle botteghe medioevali. Nel 1823 venne costruito il Ponte Ranieri e la nuova strada a mezza costa (l’attuale provinciale), facendo decadere l’importanza dell’antica Via mercantile.

La chiesa Patronale

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La chiesa patronale che svetta a protezione del borgo di Bagolino

Dedicata a San Giorgio, la sua costruzione risale agli anni tra il 1624 e il 1632. Date le dimensioni, viene soprannominata “Cattedrale in Montagna”; risulta essere la terza chiesa più grande della Provincia di Brescia. Al suo interno si possono ammire grandi opere artistiche tra cui quelle di Tiziano, Titonretto, Torbido e Pietro Mera.

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L’interno della “Cattedrale in Montagna”

La tavola originale della “Madonna di San Luca” (XV sec.) viene scoperta ogni 5 anni in occasione delle cerimonie dedicate alla Madonna. Quella esposta normalmente è una copia.

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“Madonna di San Luca” (XV sec.)

La Chiesa di San Rocco

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Il Presbiterio della Chiesa di San Rocco affrescato da Pietro De Cemmo

Eretta dopo la peste del 1478 fu dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano.

La leggenda narra che venne costruita sui ruderi di un tempio etrusco. Nel 1577 venne ampliata e dedicata a San Rocco.

Tutti i magnifici affreschi vennero ricoperti di calce e recuperati solo con il restauro del 1958.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti sulla storia di Bagolino consigliamo di contattare il Comune oppure il Museo gestito dall’Associazione Habitar in sta Terra.

 

Molto interessante è questo video, dell’AcquaManiva, in cui si raccontano alcune curiosità.

Il Carnevale di Bagolino

Una tradizione da più di 500 anni

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Già in alcuni documenti dei primi anni del 1500 troviamo riportata la tradizione del carnevale bagosso.

 

Tutta la popolazione partecipa dividendosi in diversi ruoli: i “Bälärì” (i Ballerini), i “Sonädùr” (i Suonatori) e i “Màscär” (le Maschere) che si dividono a seconda che il costume sia maschile, “ceviöl”, o femminile, “vèciä”.

 

I Balarì nei loro abiti tradizionali indossati durante lo storico carnevale. Il cappello dei “Bälärì” è ricoperto da metri di nastro rosso ripiegato come solo alle donne del paese è saputo fare e a cui vengono cuciti gli ori di famiglia. Il cappello tradizionale indossato dai Balarì La tradizione vuole che il carnevale inizi ufficialmente dopo la messa delle 6:30 cui partecipano tutti ballerini a volto scoperto, unico momento durante tutti i festeggiamenti. La messa della chiesa patronale a cui partecipano tutti ballerini a volto scoperto.

Il carnevale di Bagolino raccontato da un bagossino!

"Gli abitanti di Bagolino considerano il carnevale una delle feste più importanti dell’anno. La festa dura per tre giorni consecutivi, si possono ammirare carri, maschere e ballerini, mio zio, come tanti altri a Bagolino o che sono originari del paese, nei tre giorni del carnevale non va a lavorare, chiede e ottiene i giorni di ferie e si dedica a queste festa perché è una cosa molto sentita da tutti. Il carnevale di Bagolino ha il suo momento di maggiore intensità il lunedì e il martedì di carnevale quando i Màscher travestiti da vecchio e da vecchia percorrono il paese imponendosi per la loro presenza chiassosa e per gli scherzi connotati da una certa aggressività. Nel frattempo, una squadra composta di un’ottantina di ballerini, organizzata a coppie di soci e guidata da un capo, esegue un repertorio di danze. I due gruppi sono composti da uomini, ma si rappresentano come coppie di sposi, anziani i Màscher, giovani i Balarì (l’òm e la fòmla, il marito e la moglie).

 

Sia le maschere che i ballerini visitano le case delle persone con cui hanno rapporti di parentela, amicizia e vicinato. Dai ballerini, però diversamente dalle maschere, la danza e la visita alle case sono considerate come un mezzo per sciogliere delle obbligazioni. In ogni casa in cui sono accolti, i ballerini offrono le loro danze tipiche in cambio di vino, pane, salame e formaggio. Mia nonna, ora che è anziana, non si sente più in grado di accogliere i ballerini e per questo è molto rammaricata perché fin da piccola la sua famiglia ha ospitato i ballerini offrendo loro cibo e vino. Il perno attorno a cui ruota il carnevale è rappresentato, infatti, dallo scambio oro – ballo: la danza è concepita come un atto di riconoscenza offerto dai ballerini a chi ha offerto loro monili d’oro con cui ornare il cappello e l’abito. La mia mamma offre sempre l’oro a suo cugino che fa parte del corpo di ballo."

 

Tratto da: “Arguzie e Arcani” – Leggende di fate e streghe, santi, diavoli e furbi contadini, vicende, uomini e cose della Valle Sabbia – a cura di Lucia Pasini ed Emilia Perri – Scuola Secondaria di 1° grado “F. Glisenti” di Vestone (Brescia) – FdP Editore 2011 I vestiti tradizionali dei Bälärì

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